Cosenza, giornata nera contro il Giugliano: smarrita identità, ora servono risposte vere
Quella vista contro il Giugliano Calcio è stata probabilmente una delle pagine più buie della stagione del Cosenza Calcio. Non tanto per il risultato in sé, quanto per il modo in cui è maturato. Una prestazione vuota, fragile, priva di qualsiasi segnale di reazione. Un passo indietro netto che fa rumore e che non può essere archiviato con spiegazioni di comodo.
Una sconfitta che va oltre il risultato
Parlare di “giornata storta” sarebbe riduttivo. Il Cosenza non ha semplicemente perso: è sembrato assente, scollegato, incapace di incidere sotto ogni aspetto del gioco. Fin dai primi minuti, la sensazione è stata quella di una squadra che non credeva davvero in ciò che stava facendo, sempre in ritardo sulle seconde palle, lenta nel pensiero e ancor più nell’esecuzione.
Assenze insufficienti a spiegare il crollo
È troppo facile appellarsi alle mancanze di Ricciardi e Kouan per giustificare una prestazione del genere. Le assenze pesano, certo, ma non possono diventare un alibi universale. Gli undici scesi in campo avevano le qualità minime per competere, così come i cambi operati nella ripresa avrebbero dovuto dare una scossa. Nulla di tutto questo è accaduto.
Non si chiedeva spettacolo, ma solidità. Non calcio champagne, ma agonismo, ordine, personalità. Tre elementi che non si sono mai visti.
Un avversario affamato e un Cosenza senza reazione
Il dato più preoccupante è legato all’avversario. Il Giugliano arrivava da tre mesi senza vittorie, con uno degli attacchi meno prolifici e una delle difese più perforate del girone. Eppure ha giocato con intensità, determinazione e fame, segnando tre reti e chiudendo la partita senza mai rischiare.
Il Cosenza, al contrario, è apparso impaurito, quasi rassegnato. Mai un guizzo, mai una pressione organizzata, mai la sensazione di poter cambiare l’inerzia del match. Una squadra in balia degli eventi, non padrona del proprio destino.
Le responsabilità tecniche e mentali
In una serata del genere, le responsabilità di Antonio Buscè sono evidenti. La squadra ha perso certezze, si è involuta, e soprattutto ha smarrito quella riconoscibilità che dovrebbe emergere nei momenti difficili, anche quando la qualità tecnica viene meno.
Le scelte iniziali e i correttivi dalla panchina non hanno prodotto effetti. Anzi, hanno restituito l’immagine di un gruppo confuso, senza una direzione chiara.
Identità smarrita nel momento decisivo
Il problema più grave non è la rosa corta, che resta un dato oggettivo, ma l’assenza di identità. Quando le gambe non girano e la fiducia cala, è l’anima della squadra che dovrebbe tenere tutto in piedi. Contro il Giugliano, quell’anima non si è vista.
E questo è un campanello d’allarme che va oltre una singola partita.
Playoff ancora possibili, ma servono attributi
Le attenuanti esistono, ma non possono diventare una coperta sotto cui nascondere tutto. Il campionato va affrontato fino in fondo con serietà e fame, perché la zona playoff è ancora lì, alla portata. E può diventare un’opportunità enorme per i Lupi della Sila, se gestita con maturità.
Adesso, però, servono risposte vere. Servono carattere, coraggio e responsabilità. Senza giri di parole. Perché contro il Giugliano il Cosenza non ha solo perso una partita: ha toccato il fondo. E da lì, si può solo risalire. Ma solo se si ha davvero la forza di farlo.
