Buscè avvisa il Cosenza: “Ora ogni partita pesa. A Giugliano serviranno testa e maturità”
Alla vigilia di Giugliano–Cosenza, mister Antonio Buscè non usa giri di parole. La gara di domenica non è diversa dalle altre solo sulla carta: il peso specifico, in questa fase della stagione, è inevitabilmente più alto. “Nel girone di ritorno ogni partita diventa una finale – spiega il tecnico rossoblù – non hai più tanti punti da recuperare. L’errore banale va eliminato”.
Un concetto chiave che accompagna tutta la sua analisi: attenzione, intelligenza e gestione dei momenti.
Giugliano oltre la classifica: “Squadra compatta, punita dagli episodi”
Buscè parte dal contesto, sottolineando come entrambe le squadre abbiano vissuto cambiamenti, anche in panchina, e come il Giugliano abbia ritoccato soprattutto il reparto offensivo per cercare nuove soluzioni. Ma al di là dei nomi, ciò che colpisce l’allenatore del Cosenza è la struttura degli avversari.
“Ho guardato le ultime partite: 1-0, 1-1, 0-0. Fanno fatica a segnare, è vero, ma sono molto compatti”, osserva. Da qui l’invito a non forzare le giocate: “Dovremo fare una partita di grande intelligenza”.
C’è poi un dato che Buscè considera emblematico: “Per le statistiche che studiamo settimanalmente, Giugliano e Siracusa meriterebbero 15-16 punti in più. Sono penalizzate dagli episodi, non perché giocano male”. Un avvertimento chiaro: la classifica può ingannare, il livello della gara sarà alto.
Mercato e identità: “Non servono nomi, servono soldati”
Il Cosenza arriva a questo appuntamento con una rosa più profonda e coperta. “Era importante avere giocatori in ogni ruolo – spiega Buscè – ora puoi cambiare in partita, soprattutto davanti. Deve essere un vantaggio”.
Il tecnico difende una filosofia precisa: meno attenzione al nome, più al contributo. “Spesso si va dietro al colpo mediatico. Io invece apprezzo ragazzi come Moretti e Pintus: intensi, disponibili, dei soldati”. Il filo conduttore è l’appartenenza: giocatori pronti a mettersi al servizio della squadra.
Parole positive anche per Bae, ancora in crescita di condizione: “Dobbiamo metterlo nelle condizioni di avere minutaggio, ma si vede che è un giocatore bravo e disponibile”. Potrà essere utilizzato, anche a gara in corso, in base all’andamento del match.
Giovani e pazienza: “L’errore fa parte del percorso”
Buscè ribadisce poi un principio chiave nella gestione dei giovani. Cita Perlingieri, elogiandone le qualità già viste a Benevento, e invita a non pretendere subito la perfezione: “Quando si parla di giovani bisogna accettare l’errore. Sono prospetti importanti, il futuro è dalla loro parte”.
Stesso discorso per Pintus, centrale considerato promettente e inserito nel giro della prima squadra del Cagliari: talento sì, ma con la necessità di fare esperienza.
Turnover e gestione: “Nessuno ha il posto fisso”
La vittoria contro la Casertana viene letta soprattutto come una svolta mentale. “Nella difficoltà massima abbiamo ribaltato la partita, un episodio ci ha cambiato la testa”, racconta Buscè. Da lì, la linea è chiara: umiltà, concentrazione e rotazioni.
“Il turnover è fondamentale. Nessuno ha il posto fisso: in settimana si alza l’intensità, poi la partita è la conseguenza”. Qualche rotazione è possibile, anche per gestire le energie di chi ha tirato la carretta fin dall’estate, come Caporale, elogiato per l’abnegazione, e giocatori più esperti come D’Orazio.
Cannavò, l’arma in più
Nel finale, Buscè si sofferma su Cannavò, vero jolly tattico: può agire da quinto nel 3-5-2, da esterno alto nel 4-2-3-1, da seconda punta e persino da terzino. Una risorsa preziosa in una partita che potrebbe cambiare volto più volte.
Il messaggio conclusivo è netto: “Non si pensa al prototipo, si pensa al campo. Appartenenza e lavoro quotidiano”. A Giugliano serviranno lucidità e concretezza. Perché, come ripete Buscè, adesso ogni partita pesa davvero.
