Cosenza-Siracusa, Buscè: "Abbiamo toccato il fondo, serve cattiveria"
Il tempo per rimuginare è finito. Il Cosenza Calcio torna subito in campo nel turno infrasettimanale e lo fa con addosso tutto il peso di una sconfitta che brucia ancora. Il pesante 3-0 rimediato sul campo del Giugliano, fanalino di coda, ha lasciato ferite profonde, soprattutto sul piano mentale. E proprio la testa, più ancora delle gambe, sarà il vero campo di battaglia nella sfida di domani sera contro il Siracusa Calcio, altra squadra invischiata nelle zone basse della classifica.
Il rischio è chiaro e dichiarato: pensare che la graduatoria basti a raccontare una partita. Un errore che il Cosenza ha già pagato a caro prezzo e che Antonio Buscè non intende rivedere. Alla vigilia, il tecnico rossoblù ha scelto parole dure, quasi necessarie, per scuotere l’ambiente. Ha parlato di fondo toccato, di una lezione arrivata nel modo più violento possibile, e soprattutto di un concetto che non ammette repliche: la classifica non vince le partite.
Il ko di Giugliano ha cancellato in un attimo le sensazioni positive intraviste pochi giorni prima, quando il Cosenza aveva mostrato orgoglio e reazione nel secondo tempo contro la Casertana, rimettendo in piedi una gara complicata. Segnali che sembravano indicare una crescita, ma che si sono dissolti di fronte a una prestazione senza mordente, senza quella ferocia agonistica che Buscè pretende come prerequisito minimo.
Ed è proprio lì che l’allenatore insiste, quasi ossessivamente. Non si tratta di moduli o di soluzioni tattiche, ma di atteggiamento. Contro squadre che lottano per la sopravvivenza non basta essere più forti sulla carta: serve fame, cattiveria, la capacità di entrare in campo con la “bava alla bocca”, come ama ripetere. Perché queste sono partite sporche, tese, dove la brillantezza conta meno della determinazione e dove chi ha più bisogno spesso gioca con un’intensità superiore.
Il Siracusa arriverà al “Marulla” con lo spirito di chi deve portare a casa punti vitali, senza nulla da perdere. Ed è proprio questo il pericolo maggiore. Il Cosenza, invece, è chiamato a dimostrare di aver davvero imparato la lezione, trasformando la rabbia e la delusione in energia positiva. Una vittoria non servirebbe solo a muovere la classifica, ma a lanciare un segnale chiaro: questa squadra sa reagire, sa crescere, sa affrontare anche le partite che fanno più paura di quanto dicano i numeri.
Domani sera non sarà solo una questione di tre punti. Sarà, soprattutto, un esame di mentalità.
