Lupo rompe il silenzio: “Cosenza, passione enorme ma clima impossibile. Con Buscè non c’erano più le condizioni”
A distanza di mesi dal suo addio, Fabio Lupo torna a parlare della breve e tormentata esperienza al Cosenza Calcio. L’ex direttore sportivo rossoblù, rimasto in carica solo poche settimane all’inizio della stagione, ha affidato al quotidiano La Città una ricostruzione dettagliata di quei giorni, chiarendo i motivi della separazione e togliendosi più di un sassolino dalla scarpa, soprattutto nei confronti dell’allenatore Antonio Buscè.
Lupo racconta di essere arrivato a Cosenza a mercato già avviato, in un contesto non semplice sotto il profilo della programmazione. «Sono subentrato quasi a metà luglio – spiega – quando c’era già un certo ritardo nelle scelte operative». Nonostante ciò, il dirigente rivendica alcune decisioni chiave, a partire proprio dalla nomina di Buscè in panchina, una scelta maturata in prima persona e condivisa con la società.
Un progetto a basso impatto economico
Secondo Lupo, le linee guida fissate dalla proprietà erano chiare: costruire una squadra sostenibile dal punto di vista finanziario, mantenendo una base di calciatori con esperienza in Serie B e integrandola con profili di categoria. Un equilibrio non semplice da raggiungere, ma che – a suo avviso – sta comunque dando frutti sul campo, al netto di qualche battuta d’arresto.
«I risultati attuali dimostrano che il lavoro impostato aveva un senso», sottolinea l’ex ds, riconoscendo il buon cammino dei rossoblù pur ricordando che il percorso non è stato privo di ostacoli.
Le frizioni interne e la rottura
Il punto di non ritorno, però, arriva presto. Lupo parla apertamente di attriti con la proprietà e con lo staff tecnico, evidenziando un clima che non gli permetteva più di lavorare con serenità. «Non tutti si sono comportati in modo professionale – afferma – e a quel punto ho preferito fare un passo indietro».
Le parole più dure sono riservate proprio a Buscè. Senza giri di parole, Lupo ammette che il rapporto si è deteriorato rapidamente: «Non si è comportato bene. Per me non c’erano più le condizioni per andare avanti». Una frattura non solo professionale, ma anche culturale, che ha reso impossibile la prosecuzione del progetto.
Il rimpianto per una piazza che merita di più
Nonostante l’epilogo amaro, Lupo non nasconde il rammarico per aver lasciato una realtà che considera di grande valore. Cosenza resta, nelle sue parole, una piazza passionale e autentica, capace di offrire entusiasmo e supporto come poche altre.
«Parliamo di una città importante – conclude – e credo davvero che si potesse costruire qualcosa di significativo partendo dall’amore dei tifosi. Una passione che meriterebbe più rispetto». Il suo augurio finale è chiaro e sincero: vedere presto il Cosenza tornare stabilmente in Serie B, palcoscenico che – a suo giudizio – rispecchia la dimensione del club e della sua gente.
